Musei Capitolini e Palazzo dei Conservatori

I Musei Capitolini, incomparabile e preziosa raccolta di arte antica, sono tradizionalmente considerati la più antica raccolta pubblica esistente al mondo.
Nel 1471, infatti papa Sisto IV “restituì” al popolo romano un gruppo di opere antiche, fino ad allora conservate in Laterano, tra le quali si annoverano la Lupa Capitolina, il simbolo stesso della città, la mano con il globo e la testa del colosso bronzeo di Costantino, lo Spinario e il Camillo.
Questo primo nucleo di opere d’arte fu esposto nel Palazzo dei Conservatori, originaria sede dell’omonima magistratura di Roma, con il preciso intento di rendere fruibile a tutti e la visione di questi antichi bronzi, secondo una concezione rivoluzionaria che intendeva permettere a all’intero popolo romano e ai visitatori della Città Eterna, il godimento procurato dalle opere d’arte antica, rinchiuse in collezioni e in palazzi privati e destinate all’ammirazione di una cerca estremamente ristretta di persone di alto lignaggio.
Fin da questa prima acquisizione, la collezione capitolina ebbe una chiara e peculiare definizione, connessa con le prerogative attribuite dagli Statuti della città ai Conservatori in merito alla tutela delle antichità: tutti i materiali in essi conservati, infatti, provengono da Roma o dai suoi dintorni e hanno a che fare con l’antica storia di Roma.
Il trasferimento in Campidoglio di opere d’arte da parte di papi e cardinali continuò anche nella fine del XV e per tutto il XVI secolo, con intenti evidenti di emulazione dei predecessori o di esplicita appropriazione della valenza simbolica del colle romano.
La dislocazione delle sculture antiche nel Museo riflette il mutamento di concezione intervenuto nel corso del XVI secolo. Da una iniziale esposizione sotto il portico del Palazzo dei Conservatori, si passò a una collocazione delle opere all’interno dell’edificio, con una equilibrata distribuzione lungo tutto il percorso di ascesa al piano nobile, fino al raggiungimento delle sale dell’Appartamento destinate alle riunioni del consiglio pubblico e del consiglio segreto, dove sarà allestita la mostra Lux in Arcana.

Questa nuova concezione di museo aperto, dovuta al recuperato valore di testimonianze storiche dell’antica grandezza di Roma, maturò di pari passo con il rinnovamento dell’edificio.
Nel 1568 si avviò la ricostruzione della facciata e dei portici interni ed esterni, la conseguente riorganizzazione degli ambienti al primo piano e il completo rifacimento degli arredi e delle pitture a fresco sulle pareti, per le quali fu deciso dai Conservatori un programma iconografico derivante dai racconti dell’antica storia di Roma, con l’esplicito intento di celebrare attraverso la rievocazione degli episodi esemplari degli antichi le virtù dei magistrati del tempo.
Nel XVII secolo prese avvio l’edificazione di un secondo palazzo, gemello a quello dei Conservatori, destinato successivamente a ospitare il museo di scultura antica, denominato Palazzo Nuovo.
I Conservatori si adoperarono in questo periodo per realizzare a proprie spese le basi e i piedistalli per le sculture giunte in Campidoglio in precedenza, con il duplice risultato di offrire una corretta esposizione delle opere e di legare per sempre ad esse il proprio nome, attraverso le iscrizioni.

Il percorso della mostra si svolge tutto all’interno delle stanze dell’“Appartamento” dei Conservatori, le magnifiche sale di rappresentanza dove la magistratura romana si riuniva ed esercitava i compiti connessi al suo ruolo civico. Tutte le stanze sono ornate da importanti cicli di affreschi, databili tra il XVI e il XVII secolo, incentrati su programmi iconografici esaltanti le antiche virtù civiche e i più noti e significati esempi tratti dalla storia romana.
Il percorso espositivo parte dal monumentale scalone d’accesso al piano nobile del Palazzo, le cui pareti sono ornate da importanti fregi figurati romani, per giungere alla magnifica sala degli Orazi e Curiazi, dipinti tra la fine del Cinquecento e la prima metà del secolo successivo dal Cavalier d’Arpino, proseguendo poi nella Sala dei Capitani, affrescata da Tommaso Laureti tra il 1587 e il 1594, dove i Conservatori sedevano in tribunale.
Seguono la Sala dei Trionfi, così detta dal fregio affrescato da Michele Alberti e Iacopo Rocchetti nel 1569 con il trionfo del console Lucio Emilio Paolo su Perseo, la celeberrima Sala della Lupa e, poco discosta, la Sala di Annibale, l’unica a conservare integralmente l’originaria decorazione ad affresco dell’Appartamento. Redatta dalla bottega di Iacopo Ripanda, gli episodi riprodottti si ispirano alle guerre puniche. Anche il soffitto ligneo è uno dei più antichi del Palazzo, databile tra il 1516 e il 1519.
Dalla sala si accede alla cappella palatina, del XVI secolo, dove si nota la grata che permetteva ai Conservatori di assistere alla messa direttamente dalla Sala dei Capitani.
La Sala degli Arazzi, infine, deve il suo nome ai preziosi arazzi con le riproduzioni di quadri relativi alla storia di Roma conservati nella Pinacoteca Capitolina. Nel 1770 l’ambiente fu rinnovato per accogliere l’imponente baldacchino del trono papale.

http://www.museicapitolini.org

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