L’inchiostro è una preparazione, generalmente liquida, mediante la quale è possibile tracciare su una superficie (carta, pergamena, seta, corteccia, ecc.) segni di un colore diverso dal fondo del supporto. Anticamente l’inchiostro era contenuto nel calamaio che poteva essere di corno, legno, metallo o vetro, e prevedere una o più vaschette per l’impiego di diversi colori.
Nel corso della millenaria storia della scrittura, gli inchiostri si ricavavano dai materiali più diversi: esistevano inchiostri al carbone, al nerofumo, al nero di seppia, inchiostri metallo-gallici, e così via. Questi composti potevano assumere molte varietà di colori: oltre al nero o bruno, vi era il rosso e, più raramente, il blu e il verde. In particolare, l’inchiostro rosso poteva essere di origine minerale o vegetale: nel primo caso si ricavava dai solfati di mercurio, nel secondo - soprattutto nel Medioevo - dalla scorza di una pianta, il brasile o verzino.
Per i libri di lusso o per documenti particolarmente solenni veniva spesso impiegato un inchiostro a base di oro o argento, di solito utilizzato su pergamena dipinta, per lo più purpurea. Il fondo scuro della pergamena esaltava i riflessi della scrittura dorata, come nel caso del Privilegium Ottonianum (962 d.C.).
Fra i vari tipi d’inchiostro, il più diffuso è il cosiddetto metallo-gallico, largamente utilizzato in epoca medievale e per lo più in Occidente. La sua composizione prevedeva la mescolanza di sostanze vegetali e minerali. Alla base del composto vi era un estratto vegetale ricavato dalle cosiddette «noci di galla», escrescenze che si formano su rami, foglie o gemme di alcune piante a seguito della puntura di un insetto che vi depone le uova. Alle noci di galla, ricche di tannini, veniva aggiunto solfato di ferro o di rame, acqua (di solito acqua piovana, ottima per la sua purezza) e di un legante come la gomma arabica. A questi ingredienti principali si potevano addizionare nerofumo, vino bianco, aceto. Nelle zone climatiche più fredde, per evitare il congelamento dell’inchiostro liquido, si aggiungeva al composto il brandy oppure, più raramente, si utilizzava la polvere di inchiostro, cioè il pigmento allo stato solido (anche più facile da trasportare), che veniva diluito al momento dell’uso.
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